lunedì 15 aprile 2013

Domenica 28 aprile Rappresentazione teatrale dal titolo "The ZOO story"


“C’è un silenzio del cielo prima del temporale,
delle foreste prima che si levi il vento, del mare calmo della sera,
di quelli che si amano, della nostra anima,
poi c’è un silenzio che chiede soltanto di essere ascoltato.”
Rappresentazione teatrale di Edward Albee, regia di Claudio Dal Pozzolo, sul tema della relazione. Presso la circoscrizione 6 di Vicenza, in via Thaon di Revel.
ore 20,30 ritrovo
ore 21,00 Inizio rappresentazione

Voglio fare una riflessione sulla solitudine e lo spunto mi viene dal ricordo di una persona incontrata per caso, forse quattro anni fa, proprio ad un incontro del nostro gruppo. Mi era stata presentata, gli ho stretto la mano, così mi dicono, ma non lo ricordo, proprio non mi viene in mente. L’ho visto con gli occhi, con quella distrazione che spesso caratterizza i nostri rapporti, non con la mente e tantomeno col cuore. Non ne ricordo la fisionomia, la voce… eppure ora, dopo tre anni dalla sua morte, improvvisa quanto assurda, mi piacerebbe rivivere quel momento dargli un senso, conoscerlo nell’intimo.

L’ho “incontrato”, più tardi, nella sua lettera di addio, scritta prima del gesto estremo. Non avevo neppure lontanamente percepito la sua enorme solitudine, il suo smarrimento. Quel dolore non l’ho colto, non solo io … ma neppure l’hanno capito i suoi amici più intimi.

Era uno di noi, come noi alla ricerca di un compagno, di qualcuno o qualcosa che desse senso alla sua vita terrena, uno scopo. Faceva parte di un gruppo, come il nostro, di omosessuali credenti.

Pensavo che l’appartenenza ad un gruppo, la condivisione di un cammino comune, lo scambio di idee e di esperienze potesse lenire, se non colmare le problematiche del singolo … evidentemente non é così. Siamo il frutto di combinazioni dove situazioni familiari, atteggiamenti e stili di vita condizionano il nostro “io” profondo. Siamo il prodotto di un passato geneticamente determinato, di una complessa realtà presente fatta anche di parole non dette, situazioni inespresse, affetto non corrisposto. Tutto si mescola. Se poi si aggiunge la nostra realtà di persone omosessuali, segnate da una affettività che non trova socialmente facile corrispondenza, si capisce come la sfida sia impegnativa e difficile. E non dovrebbe essere affrontata individualmente, nella solitudine di affetti e relazioni.

Per questo dovremmo riflettere continuamente, interrogarci più spesso nel trovare modalità nuove di camminare insieme. Dovremmo guardarci nel profondo e non aver paura di raccontarci la verità su noi stessi e sulla nostra vita.

Queste considerazioni mi hanno spinto, in occasione del prossimo incontro del nostro gruppo dal titolo “ accolti e sostenuti”, a proporre una commedia, “The Zoo Story” di Edward Albee, che parla principalmente di solitudine, di emarginazione, di come alle volte per raggiungere un punto a noi vicino, dobbiamo fare un lungo giro per arrivarci dal lato giusto.

L’autore mette a confronto Jerry uno spiantato, in cerca di un contatto umano e Peter, un padre di famiglia, apparentemente sicuro, che, sulla sua solita panchina al parco, trova la condizione ideale per dedicarsi alla lettura. Le due panchine avvicinano le due solitudini.

E’ difficile incasellare i discorsi di Jerry, anticipare dove vogliano andare a parare l’odio, a tratti represso, e il bisogno d’amore, al quale tenta di abbandonarsi.
L’incontro, all’inizio uno studio psicologico dei due protagonisti, segue un crescendo che incuriosisce, incupisce e paralizza.
Tra gesti d’affetto, violenza e passione, in meno di un’ora vengono tracciati i difficili confini da superare, per la difficoltà di convivere con un prossimo che si sente sempre più attaccato e distante, e, nello stesso tempo, incapace di superare la propria solitudine.
Edward Albee, in questo suo dramma teatrale (1958), riesce a mescolare realismo ed assurdo. Il suo tentativo è di squarciare il velo dell’incomunicabilità, per mezzo di un linguaggio sferzante e vigoroso.
Nell’adattamento ed elaborazione drammaturgica compiuta dal regista, il finale drammatico dell’opera teatrale viene dilatato con una chiave interpretativa offerta da un bellissimo testo poetico di Pier Paolo Pasolini.

La vera morte, dice Pasolini, sta nel non essere più compresi.

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